Questo Sì
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Fai la ninna, fai la nanna…

E anche oggi si dorme domani.

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Le occhiaie, si sa, sono il look più in voga tra i neo-genitori. Quelli più fortunati, durante i primi anni di vita dei loro piccoli, possono vantare cerchiature occasionali che appaiono e scompaiono senza preavviso. Ci sono poi i genitori dalle occhiaie semi-permanenti, quelle occhiaie che iniziano un bel dì di festa e finiscono 3-4 anni più tardi. Certo è che, nei primi anni di vita, la notte del genitore può essere estenuante per diverse ragioni e in diverse modalità.

Le motivazioni possibili sono infinite, misteriose e controintuitive: i bambini non dormono perché non sono abbastanza stanchi o perché lo sono troppo, non dormono perché iperstimolati, perché la giornata è stata densa di emozioni o inerme, perché c’è troppo rumore o un eccesso di silenzio, perché temono il buio o vengono disturbati dalla luce, perché vogliono stare nel lettone con i genitori ma contemporaneamente vogliono spazio per rotolare indisturbati. Ovviamente l’elenco è parziale, le ragioni del non dormire dei propri figli ogni genitore tenta di scoprirle a modo suo, ma è raro che la ricerca si concluda con qualche certezza. Ahinoi, ne sappiamo qualcosa.

Le ragioni dei disturbi del sonno

I metodi di indagine sono molteplici, anche se contro ogni aspettativa e a prescindere dall’impegno profuso, sono spesso infruttuosi. C’è il metodo sperimentale che prevede l’attenta pianificazione delle giornate e la valutazione degli effetti, ci sarà il giorno denso di attività e quello ozioso, in alcuni giorni si inizierà la routine dell’addormentamento alle 20:30, poi alle 21:00, alle 21:30, poi si tenterà di allungare la veglia fino alle 23:00. Ci saranno giorni con la sveglia biologica, altri con la sveglia trillante all’alba ed altri a tarda ora. Ci saranno giorni con la routine pre-nanna estesa ed altri con la routine sintetica.

Ogni nuovo esperimento verrà seguito dall’osservazione notturna. Quando il caso vorrà che una notte si svolgerà nelle migliori condizioni: addormentamento senza difficoltà, nessuno o pochi risvegli, ecco, si tenterà di replicare la stessa routine il giorno dopo ma – ci spiace per chi legge speranzoso – spesso lo stesso identico stimolo (per quanto possibile) genererà risultati differenti. E la soluzione che pareva tanto a portata di mano e per cui ci si chiede “Com’è che non l’abbiamo adottata finora?” puff svanita insieme alla magia. Nuova notte insonne. E anche oggi si dorme domani.

Spesso al metodo sperimentale si affianca l’ardua ricerca di fonti autorevoli ed esperienze altrui: i genitori leggono online, si abbonano a riviste, consultano specialisti, qualcuno trova la tanto agognata soluzione, o forse nella ricerca di palliativi il tempo e la fortuna risolvono la situazione, qualcuno invece prosegue senza sosta, continua a leggere e testare metodi di notte mentre di giorno continua a sfoggiare sul volto l’accessorio meno ambito: le occhiaie. In fondo a questo tunnel c’è chi trova la soluzione, chi trova la rassegnazione o la via della pazienza.

Addormentarsi < > Dormire

La distinzione tra l’addormentarsi ed il dormire è più evidente di quanto appaia al primo sguardo, ci sono bambini che faticano ad addormentarsi ma poi dormono indisturbati tutta la notte, bambini che si addormentano come da manuale ma poi soffrono di continui risvegli notturni (la nostra), bambini che soffrono di entrambe le difficoltà, e bambini che si addormentano e “tirano tutta la notte” senza problemi (eh no, non sono i vostri,  altrimenti non stareste leggendo questo articolo).

Pare che l’addormentarsi e il dormire siano le due facce della stessa medaglia, due problematiche che possono essere disgiunte ma che, nei casi meno fortuiti, possono coesistere. I problemi sono differenti ma la ricerca della soluzione e i possibili espedienti sono gli stessi.

La routine e la storia della buona notte

La costruzione di una solida routine, che va dal bagnetto, al pigiama, alla fiaba della buona notte, ci ha aiutato con la nostra bimba a rendere la transizione dalla veglia al sonno più morbida. La storia della buona notte è un momento che Viola accoglie con grande entusiasmo e proprio questo entusiasmo la distrae dal fatto che la giornata si sta concludendo, giornata che lei vorrebbe non finisse mai.

Nel corso del tempo abbiamo letto svariate tipologie di storie, dai classici di Rodari ai classici Disney passando per una grande varietà di racconti antichi, come le fiabe di Esopo, e moderni come La grande Fabbrica delle Parole, le antiprincipesse e così via. Spesso è proprio lei a scegliere la storia, a volte invece le consigliamo noi la lettura serale in funzione del suo stato emotivo: se troppo eccitata e desiderosa di prolungare la giornata iniziamo con racconti entusiasmanti per carpire il suo interesse, se invece è già ben predisposta al sonno leggiamo storie più brevi e rilassanti per non correre il rischio di sollecitare troppo la sua euforia e scacciare il sonno. Quando arriva la sera dunque, possiamo cullarci su di una certezza: la nostra piccola si addormenterà ninnata dolcemente da una storia, e dormirà nel suo letto come un angioletto, beata e serena, sola soletta da brava nella sua cameretta

Almeno per un paio d’ore.

Sì, perché poi si aprono le danze, come nelle più classiche storie verso mezzanotte l’incantesimo svanisce, e i due scenari delle sliding doors sono pressapoco questi: lasciarla nel suo letto e ogni 20 minuti fiondarti nella sua cameretta a riaddormentarla (che con due carezzine crolla al volo, per carità, ma tu non fai in tempo a ritrascinarti e svenire sul tuo letto che lei si è già ri-svegliata) oppure, portarla nel lettone, dove lei dormirà ininterrottamente, ma nella sua capoeira incessante ti sventrerà con piedini e manine che al confronto le eroine di Glow, delle dilettanti.

Eh già, migliorare la transizione dalla veglia al sonno non ci ha messo al riparo dai risvegli notturni, o dalle notti agitate, ormai le occhiaie sono tatuate indelebilmente sui nostri volti, ma perlomeno, abbiamo trovato un metodo infallibile per addormentarla.

I libri per la nanna

Tra i vari libri per fare la nanna abbiamo testato anche quelli appositamente pensati per far dormire i bambini nel proprio letto. Uno dei preferiti di Viola è Lilì nel lettone. Una breve storia sapientemente illustrata. Una bimba si sente sola nel suo lettone, un lettone che sembra troppo grande, e allora lo riempie con il suo gatto, i suoi peluches, con i suoi libri preferiti e con l’odore di mamma e di papà. Poi, Lilì, in mezzo a tutti i giochi ed ai molti oggetti, comincia a sentirsi costretta, allora si fa spazio buttando fuori dal letto ogni cosa e finalmente realizza che il suo letto non è poi così grande. In questa storia sono presenti molti dei suggerimenti classici, che vengono somministrati ai genitori, per curare i disturbi del sonno dei più piccoli: gli oggetti transizionali, che hanno la funzione di rassicurare, la sciarpa ed il foulard che odorano di mamma e papà e rendono il letto meno solitario, i libri della buona notte che predispongono ai sogni d’oro.

Un altro libro specificamente pensato non solo per aiutare i piccoli ad addormentarsi, ma che ambisce anche a diminuire – per poi risolvere definitivamente – i risvegli notturni, è: “L’elefantina che voleva addormentarsi“. E’ dello psicologo svedese Carl-Johan Forssén Ehrlin, già autore del best seller “Il coniglio che voleva addormentarsi“, è un libro basato sul training autogeno, un libro estremamente noioso, capace di vincere ogni resistenza. Ritmo considerevolmente lento, personaggi piatti e dialoghi scontati, nel testo sono anche inseriti dei punti in cui viene esplicitamente suggerito di introdurre il nome del bimbo così da coinvolgerlo maggiormente, e di sbadigliare, anche se per la verità si sbadiglia molto più spesso di quanto venga chiesto dal testo.

La nostra piccola alla prima lettura è crollata addormentata in pochi minuti, ancor prima di finire il libro (cosa mai successa prima!): Ma allora Funziona! Funziona veramente! Perché eravamo così scettici?!
Ecco, il problema è che è riuscito talmente bene nell’intento di annoiare nostra figlia, che già dopo la prima volta Viola non ha mai più voluto farselo leggere. E’ l’unico libro – l’unico – che ci toglieva dalle mani e correva a riposare nella sua libreria, ogni volta che abbiamo provato a riproporglielo.

Forse dovremmo insistere proprio con questo allora, direte voi. Forse è questa la via per una notte senza risvegli. Ma è un calvario obbligare tua figlia – appassionata di lettura in un modo così sfrenato – a sorbirsi quel libro di una noia mortale, giurin giurella. Le imposizioni non fanno parte di noi, tant’è che ci siamo sempre rifiutati di adottare approcci come il “Metodo Estivill” e il suo “Fate la nanna“, errando magari, ma esiste persino una nota pubblicata dall’Associazione Australiana per la Salute Mentale Infantile sugli effetti dannosi di quel metodo e del lasciar piangere i bambini durante l’addormentamento o ai loro risvegli…

Dunque se avete suggerimenti migliori, questa volta siamo noi, tutt’orecchi.

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