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Bambini e tecnologia: giocare con il futuro

I giochi tecnologici educativi

Sono nato prima di internet, o meglio, prima che internet fosse Internet. I computer esistevano molto prima di me, ma la mia giovinezza coincide con il debutto dell’aggettivo personal, quell’aggettivo che ha iniziato la rivoluzione tecnologica che ci ha messo un notebook sulla scrivania e uno smartphone in tasca.

Le ultime generazioni non digitali, fatte da chi ha avuto un’adolescenza prevalentemente priva di tecnologia, non possono neanche approssimarsi alla reale portata della rivoluzione che è in atto ormai da decenni, e forse neanche la mia generazione può. Per capire l’impatto che l’evoluzione della stampa ha avuto sulla mente dell’uomo ci sono voluti secoli, e anche adesso gli effetti della stampa, che in alcuni aspetti sono così evidenti, non sono interamente identificabili.

La stampa è stato il primo processo di democratizzazione della cultura, ha ridotto drasticamente l’analfabetismo, ha modificato la portata delle idee in modo impensabile, ha permesso alle parole di rimanere immortali ed identiche a se stesse nel corso del tempo, non più intermediari tra un originale e una copia, non più differenze tra l’originale e la copia, la copia è originale.

La stampa è molto più di quanto si possa osservare con uno sguardo superficiale, ma per comprendere la portata della rivoluzione in corso bisogna fare un salto ancora più indietro nel tempo. Provate a fare una pausa, a pensare ad un mondo in cui la cultura, le tradizioni, la scienza, le ricette, tutto veniva tramandato oralmente. Il telefono senza fili su scala globale. L’invenzione della scrittura non ha solo modificato il nostro modo di vivere, ha modificato il nostro cervello, il modo in cui ricordiamo, la quantità di cose da ricordare, ha liberato risorse cognitive regalandoci creatività, immaginazione.

Oggi si sta reinventando il modo di comunicare, condividere, creare, giocare, immaginare. Tutta questa lunga premessa serve a dire che: non siamo in grado di capire il nostro tempo, capire i nostri figli in questo contesto è difficile, per farlo è però importante la saggezza socratica, dobbiamo sapere di non sapere. Io ho scoperto quanto non so leggendo il saggio “Oralità e scrittura” di Walter J. Ong, un testo che non parla dell’essere genitore ma che consiglio ad ogni genitore.

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Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola
  • Walter J. Ong
  • Editore: Il Mulino
  • Copertina flessibile: 286 pagine

bimbi-smartphoneLa tecnologia ai bambini

Un argomento molto in voga da tempo, gli interrogativi mutano leggermente ma il cuore della questione rimane invariato: i videogame fanno male ai bambini? i piccoli dovrebbero utilizzare telefoni e tablet? dovrebbero navigare su internet? iscriversi ai social network? dovrebbero guardare film in streaming?

Io sono dell’idea che i bambini debbano fare tutto ma, banalmente, con la dovuta moderazione. Credo che i divieti non facciano altro che portare un desiderio all’ossessione, dunque un bambino che non potrà accedere ad internet, e che per questo probabilmente si sentirà escluso in alcuni frangenti della sua vita sociale, farà di internet un’ossessione. Ci sono oggi molti giochi che rendono la tecnologia costruttiva e non distruttiva, di seguito ne esamino alcuni.

I robot

Non mi sono ancora abituato al fatto che si può parlare di robot non in chiave futuristica. Ormai i robot, quelli veri, e non la macchinina telecomandata travestita da maggiordomo robot degli anni 90, sono una consolidata realtà, anzi, i robot prodotti in serie sono ormai quasi il passato. I bambini di oggi non giocano con i robot, li costruiscono, li programmano. Sono moltissimi i giochi robotici per i più piccoli ne citerò solamente alcuni.

  • Il Makeblock è un robot, in kit di assemblaggio con un cuore di Arduino, dotato di cingoli per il movimento, moltissimi sensori per interagire con il mondo esterno e programmabile con Scratch (software open source per insegnare la programmazione ai bambini, ne ho parlato qui).
  • Dash è un robot preassemblato che può essere programmato da Ios e Android, grazie ad App gratuite, mediante un sistema di programmazione a blocchi molto intuitivo simile a scratch.
  • Lego WeDo 2, kit di assemblaggio con i classici mattoncini lego, contiene dei mattoncini che fungono da sensori e un mattoncino con un microcomputer che può essere programmato, in modo estremamente semplice, grazie al software in dotazione.

Da piccoli immaginavate di giocare con i robot, ma la realtà corre più della fantasia, siete pronti a costruire i vostri robot con i vostri figli?

Videogame tra gioco ed educazione

I genitori di oggi molto probabilmente da giovani hanno giocato ai classici arcade come pacman (per i più attempati) e metal slug, ai platform come super mario, ai picchiaduro o ai giochi corse. Tutti giochi in cui la soddisfazione immediata era il fine unico e immediato. Altri hanno giocato a videogame più complessi come monkey island o Final Fantasy solo per citarne un paio, giochi con una narrazione da fare invidia ad un romanzo, densi problemi logici e in grado di stimolare la capacità di problem solving.

Attenzione, non si tratta di videogame educativi, come ad esempio i brain training che promettevano miracoli, salvo poi non mantenere le promesse, si tratta di videogiochi che hanno la capacità di intrattenere e, come effetto secondario, di stimolare la mente. I videogame fanno bene? La mia passione per la lettura, o meglio per la narrativa, è stata forgiata da un videogame, io direi quindi che mi hanno fatto bene.

Il touchscreen: passione infantile

Quanti schermi tocchiamo nel corso di una giornata? Lo smartphone o il tablet, l’orologio touch ma anche il bancomat. Qualche giorno fa mia figlia era come mentre prelevavo al bancomat, credendo di trovarsi di fronte ad una forma di intrattenimento, mi ha detto: “papà, se vuoi lo faccio un poco io!

I bambini ci osservano e vogliono trovare il senso nei nostri gesti, quindi non sposo l’idea di lasciare il tablet a disposizione dei nostri figli 24h ma credo che sia giusto, in qualche sporadico momento nel corso della giornata, lasciare usare a mia figlia il mio smartphone.

Gli smartphone appositamente creati per i bambini, che somigliano a quelli degli adulti, ma che hanno limitazioni specifiche per la giovane età e una possibilità di controllo genitoriale, sono una buona idea, un oggetto a metà tra ludico e formativo. Non possiamo né dobbiamo salvare i bambini dall’evoluzione tecnologica, meglio approfittare del buono che c’è e non privarli delle esperienze per la paura delle controindicazioni.

Le controindicazioni sono in ogni eccesso.

 

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